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Raccolta di poesie – temi d’infanzia
Il pettirosso
Leggiadro tra i cieli
voli tu, bel pettirosso.
Sfiori gli alti steli
del maturo grano rosso.
Ed io ti osservo inerme
dalla sponda, lungo il fiume,
mentre raccogli un verme;
l’aura bacia le tue piume.
Adagio vien la sera,
l’alveo si tinge di rosso.
Una ninfea si rivela,
gioca mite il vento mosso.
Al crepuscolo ti annidi
e dolce, dolce è il tuo canto!
Tra i soavi lidi,
la veduta è un incanto!
D’improvviso tutto tace:
il tuo petto è stato infranto.
Una civetta vorace
ha spezzato il tuo canto.
Sul manto erboso tu cadi,
come la falce taglia il grano.
Muori tra le driadi
di un verde melograno.
Vermigli son quei fiori,
ed il colore sul tuo petto,
ma freddo, come i bagliori
del sole sul tuo letto.
Ti ho colto con amore
e carezzato tristemente,
perché spento è il tuo calore
dalla brezza del torrente.
Piango la tua morte,
oh, fragile creatura!
Uccisa dalla sorte
con fredda, cruda premura.
Non odi più la falce,
non senti più amore.
Ed io piango, oh, dolce
pettirosso, il tuo dolore!
Esile tu sei
e le tue ali spente.
Oh, come vorrei
vivessi in quest’istante!
Ma esali il tuo respiro
ultimo, al mio cospetto
mentre piano ti attiro
e tengo stretto al mio petto.
Non vedrai più primavere,
né bei papaveri rossi,
né più le calde sere
tra lievi venti mossi.
Non sentirai più il canto
tuo limpido, tra i rami
dei pioppi, che il vento
porta lontano i tuoi richiami.
Né più vivrai amori,
ma freddo sarà il tuo nido,
né sentirai tepori
lungo l’inerme lido.
Ma rosso vivrà il colore
dei fiori di melograno,
mentre ti porgo un fiore
e lunghe spighe di grano.
Ti seppellisco, oh, piccolo,
gracile pettirosso!
Fragile come un briciolo
è il tuo corpicino rosso.
E fredda è la terra
che ti ricopre solo;
non odi, sottoterra,
la nenia di un assiolo.
Lo zefiro soffia sulla tomba
del mio pettirosso!
Sarò sempre quella bimba
che veste il suo colore rosso.